Se sei arrivato qui cercando “blocco dello scrittore” o “non riesco più a scrivere”, probabilmente non hai bisogno di sapere che il blocco esiste ed è un fenomeno riconosciuto. Lo sai già, lo stai vivendo. Hai bisogno di capire perché succede anche a te e cosa puoi fare, adesso, non domani, non quando sarai di nuovo ispirato, ma da qui. Da questo punto, che non pensavi ti fermasse, ma che ora ti incontra fra innumerevoli pensieri.
Comincio togliendo di mezzo una cosa: il blocco dello scrittore non è quasi mai un problema di tecnica. Non ti manca un metodo, uno schema, un segreto che ti restituisca maggior produttività. Quello che ti blocca arriva da dentro, ed è per questo che è solo tuo. Ma ora, proprio in questo momento, ti sta chiedendo qualcosa.
Non è lo stesso blocco che ferma anche altri scrittori, anche se da fuori può sembrare identico. Ed è per questo che va trattato ogni volta in modo diverso.
Tre forme dello stesso blocco
Il blocco non ha una causa unica, ma può assumere alcune forme ricorrenti. Riconoscerle non serve a etichettarti: serve a smettere di combattere il sintomo sbagliato. A disperdere energie in qualcosa che non ti aiuterà. A girare la testa ancora dalla parte sbagliata quando il problema da risolvere si trova molto più vicino di quanto tu non possa pensare.
Il blocco da giudizio
È quello che si attiva prima ancora di scrivere una frase: il testo viene già valutato, e bocciato, nella tua testa. Ogni parola che arriva viene confrontata con uno standard interno altissimo, spesso più severo di quanto lo sarebbe qualsiasi lettore reale. Non è perfezionismo nel senso comune del termine.
È più simile a un giudice interno, che parla prima ancora che tu abbia terminato di scrivere, prima che ci sia del materiale concreto da esaminare. Una specie di auto-censura preventiva, dettata solo dal pensiero di “quello che gli altri potrebbero pensare”.
Il blocco da esposizione
Qui il problema non è la qualità del testo, è cosa il testo rivela. Scrivere, soprattutto in prima persona o su materiale autobiografico, significa mostrarsi, esporsi con tutte le nostre fragilità, anche quelle che non conosciamo e che potrebbero affiorare. Se quella parte di te che emerge sulla pagina ti sembra troppo scoperta, troppo vera, troppo rivelatrice di pensieri, che fino a un attimo prima avevi custodito dentro di te, il corpo trova un modo efficacissimo per proteggerti: smette di scrivere. La tua mente non vuole trovare le parole. Qualcosa le suggerisce di smettere. Non è pigrizia. È autodifesa.
Il blocco da nodo specifico
A volte il blocco non riguarda te in generale, ma quel testo in particolare. C’è un punto della storia che non torna, una scelta strutturale che non convince, un personaggio che non sai più dove condurre. E finché quel nodo resta lì, irrisolto, rappresenta un muro. Ogni tentativo di andare avanti si scontra contro di esso. Qui il blocco, però, svolge una funzione, in un certo senso, intelligente: sta segnalando che qualcosa nel testo ha davvero bisogno di essere ripensato, prima di procedere. Te lo ha fatto notare, ti ha fermato, ti sta dicendo che la linea narrativa non è quella più efficace.
Tre forme diverse, tre origini diverse.
Ecco perché non esiste, e non può esistere, una tecnica valida per tutti.
Chi ti vende un metodo universale contro il blocco dello scrittore – “i cinque passi cardine”, “la formula infallibile”, “il percorso straordinario per tornare a scrivere” – ti sta raccontando qualcosa che si è dimostrato comodo, studiato a tavolino seguendo linee universali di scrittura, nella migliore delle ipotesi, ma non dedicate “alla tua scrittura”. Il risultato spesso non si rivela utile per te, con conseguente impiego di energie e risorse che non producono l’effetto desiderato.
Il blocco è personale. La soluzione, di conseguenza, non può che esserlo altrettanto.
Cosa puoi provare da solo, prima
Non esistono tecniche risolutive uguali per tutti, ma esistono alcune condizioni che aiutano quasi chiunque a vedere più chiaramente cosa sta succedendo: non a superare in maniera veloce il blocco, ma a osservarlo abbastanza da capire a quale delle tre forme assomiglia di più.
Scrivi senza l’intenzione di pubblicare. Apri un documento che non mostrerai a nessuno – servirà solo a te – e scrivi, senza il peso del giudizio altrui, quello che stai vivendo nella tua mente, perché è lì che si trova il blocco. Spesso è già sufficiente questo per abbassare la voce del giudice interno per permetterti di sentire cosa c’è sotto.
Scrivi a mano, anche in modo disordinato – non è importante la forma ora – per dieci minuti, su cosa ti sta impedendo di scrivere. Non sul romanzo, sul blocco stesso. Perché tu sai bene dove trovarlo. È un modo indiretto per aggirare la resistenza: spesso il testo che spiega perché non riesci a scrivere è più sincero di qualsiasi tentativo diretto sul progetto vero.
Torna all’ultimo punto in cui la scrittura ti sembrava viva, e chiediti cosa è cambiato da lì. Ma non in modo astratto, bensì concretamente: in quale punto si è fermato il testo, cosa è avvenuto nella tua vita, quali pensieri sono comparsi, quale ricordo ti ha turbato?
Questi tre esercizi non risolvono il blocco. Ti aiutano a guardarlo meglio. E guardarlo meglio è, quasi sempre, il primo passo reale, molto più efficace di qualunque tecnica.
Quando un percorso di Writing Coaching fa la differenza
C’è un limite, però, oltre il quale l’auto-osservazione non basta più, ed è quando il blocco resiste anche dopo che hai provato a guardarlo con onestà. Non perché tu abbia sbagliato qualcosa, ma perché certe cose, da dentro, sono difficili da vedere. Serve uno sguardo esterno, qualcuno che sappia fare le domande giuste – scomode se vuoi – nel momento giusto, senza offrirti la sua interpretazione al posto della tua, senza la pretesa di avere la soluzione a portata di mano.
Questo, nella sostanza, è il lavoro di un Writing Coach: non un metodo standard applicato al tuo blocco, ma un percorso che segua il tuo blocco specifico. Non ti dico cosa scrivere, né come dovresti scriverlo. Ti accompagno a capire cosa, dentro di te, sta chiedendo di essere ascoltato prima che tu possa tornare alla pagina. E lo faccio attraverso la scrittura stessa, non nonostante essa.
Se riconosci una di queste tre forme di blocco – o tutte e tre insieme, come capita spesso – e senti che da solo hai fatto tutto quello che potevi fare, è il momento in cui un percorso personalizzato può fare la differenza che nessuna tecnica generica potrà mai fare.
Se sei arrivato fin qui, forse non stai più cercando una tecnica.
Stai cercando qualcuno che sappia fare le domande giuste, al momento giusto, senza sostituire la propria interpretazione alla tua.
Non è un metodo standard applicato al tuo blocco. È un percorso che segue il tuo blocco specifico – il tuo testo, il tuo silenzio, quel punto preciso in cui la scrittura si è fermata.
Se riconosci una di queste tre forme di blocco, o tutte e tre insieme, e senti di aver già fatto da solo tutto quello che potevi, forse è il momento di guardarlo insieme.
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