
Viaggiare e narrare sono legati da un rapporto molto stretto che da sempre ha attraversato il cammino dell’uomo raccontando delle sue imprese, il bisogno di lasciare memoria a chi arriverà nella storia.
Questo genere di scrittura si riferisce a ciò che, in un ambito ormai quasi esclusivamente filologico, viene definita letteratura odeporica.
L’etimologia deriva dal greco odoiporikós, viaggio, ed è proprio partendo da questo significato che arriveremo a comprendere il legame particolare che unisce viaggio e scrittura e, al tempo stesso, a scoprire particolarità sulle quali, forse, non ci eravamo mai soffermati.
Un po’ di storia
Intraprendere un viaggio e riportarne i passaggi principali in uno scritto ha rivestito nei secoli un’importanza particolare, tanto da annoverare questo genere di scrittura nella storia della cultura dei popoli.
Il movimento spazio-temporale che spinge il viaggiatore alla scoperta di nuove terre, l’osservazione di ciò che incontra durante il tragitto e la loro trasposizione letteraria, costituiscono il fulcro non solo per quanto riguarda questo filone letterario, ma anche di quei meccanismi responsabili della nostra conoscenza e della crescita interiore che ne derivano.
I testi che seguono rappresentano esempi famosi di scrittura odeporica:
- Odissea
L’opera originale, attribuita al poeta Omero, risale al VIII sec. a.C., racconta le gesta di Odisseo – Ulisse per i latini – dopo le fine della guerra di Troia.
Nel sec. VI a.C. tale versione venne utilizzata da Pisistrato1, per tradurre in testo scritto un poema tramandato, fino a quel momento, quasi solo attraverso la forma orale.
- Il milione
Scritto da Rustichello da Pisa2, nel 1298 ca., narra dei viaggi intrapresi da Marco Polo, assieme al padre Niccolò e allo zio Matteo – mercanti e viaggiatori veneziani – fino alla corte di Kublai Khan, condottiero Mongolo, nella Cina del XIII sec.
- A Dionigi da San Sepolcro dell’ordine di Sant’Agostino e professore della Sacra Pagina. Sui propri affanni.
Conosciuta come Ascesa al monte Ventoso, questa lettera fu scritta da Francesco Petrarca nel 1336.
Ancora oggi considerata come prestigioso scritto riguardante l’alpinismo – pur senza alcuna utilità dal punto di vista pratico -, rappresenta uno dei primi reportage, scritti per puro amore del viaggio e del suo unico bisogno di raccontarlo.
Il poeta si rivolge all’amico Francesco Dionigi di Borgo San Sepolcro, frate agostiniano e teologo, al quale racconta di aver voluto intraprendere il viaggio solo per poter godere del panorama che avrebbe ammirato dalla cima.
Nel descrivere questa ascesa, la stessa diventa un’allegoria della sua elevazione morale.
- Relazione del primo viaggio intorno al mondo
Il testo, scritto da Antonio Pigafetta3 e pubblicato tra il 1524 e il 1525, riguarda il resoconto della spedizione di Ferdinando Magellano, ossia la prima circumnavigazione del globo, che ebbe inizio nell’agosto del 1519 dal porto di Sanlúcar de Barrameda, e terminò a Siviglia nel settembre del 1522.
- Il viaggio in Italia
Johann Wolfgang Goethe scrisse quest’opera tra il 1813 e il 1817, e fu pubblicata in due volumi: il primo nel 1816 ed il secondo nel 1817. Riguarda il resoconto di un viaggio – un Grand Tour – che l’autore compì tra il settembre del 1786 e giugno del 1788.
Un’osservazione mossa da numerosi studiosi riguarda come il viaggio si presti ad essere utilizzato in qualità di metafora: un incontro di parole e significati per attribuire una diversa connotazione ad un percorso in grado di evocare più complesse risonanze.
Questo darà origine alla concettualizzazione del viaggio come prova, quasi una fatica da sopportare, nel tentativo di superare compiti impegnativi per raggiungere un bene superiore.

Una diversa interpretazione di viaggio
Ci siamo resi conto di come il viaggio non rappresenti solo lo spostamento verso un territorio nuovo, verso un altrove sconosciuto che, ad un certo punto, ha destato il nostro interesse.
Chi viaggia interpreta l’arrivo come la propria meta, ovvero l’origine della motivazione che lo aveva spinto ad intraprendere quella avventura.
Ma la meta, spesso, rappresenta al tempo stesso anche il punto di partenza, al quale faremo ritorno con un diverso bagaglio esperienziale rispetto a quando eravamo partiti.
Grazie ai luoghi, alle persone ed alle vicissitudini superate in questo spazio temporale, ci presenteremo rinnovati: la meta raggiunta costituirà un nuovo punto di partenza che lasceremo, quando saremo pronti, verso una nuova destinazione da raggiungere.
Questo concetto fa riferimento alla teorizzazione di un’esperienza di viaggio di tipo circolare4, che vede sì nella partenza il momento essenziale del viaggio – senza il quale non approderemmo a nulla di diverso -, ma riconosce al ritorno la delicata fase del consolidamento di identità e coscienza che ci appartengono e definiscono come persone.
Nel concetto di viaggio circolare è racchiusa quindi l’importanza del ritorno: utilizzare la scrittura per attribuire forma, ordine e senso ad un gesto che ci ha arricchito, contribuisce a chiudere il cerchio che ci identificherà come persone diverse, valorizzate dall’esperienza vissuta.
Nonostante si muovano in direzione contraria, partenza e ritorno contribuiscono a completare l’aspetto emotivo di colui che ha compiuto il viaggio: da un lato si ravvisa la curiosità, anche se accompagnata – almeno nella fase iniziale – dal disagio per il distacco; dall’altra il ritorno a ciò che per ognuno costituisce la normalità, la ripresa del quotidiano.
Scrittura di viaggio nel terzo millennio
Tout récit est un récit de voyage.
Questa affermazione di Michel de Certeau5, il cui significato è “ogni storia è un diario di viaggio”, ben si presta a rappresentare il forte legame esistente tra il viaggio e la scrittura.
Non si tratta più quindi del semplice spostamento in termini di spazio-tempo, ma di un fenomeno culturale legato alla scrittura.
Ne deriva che il viaggio può essere considerato come un’esperienza che si vive prima nella mente e poi nel fisico, mettendo a confronto il noto con l’ignoto.
In questo concetto è racchiusa la forza stessa di questo tipo di narrazione: il racconto di una esperienza che assumerà le sembianze di un ponte virtuale tra sentire, e apprendere ciò che risultava sconosciuto, e ritornare arricchiti di nuova conoscenza e consapevolezza.

Considerati da un’altra prospettiva possiamo definire i libri di viaggio come libri in viaggio, in perenne spostamento, in grado di veicolare idee, diffondere conoscenza, superare le distanze ed affiancare i viaggiatori in una diversa dimensione, accompagnandoli a vivere un’esperienza cognitiva ed emotiva, prima ancora che fisica.
È così che la scrittura di viaggio assume i connotati di un’azione che si muove all’interno di più realtà: quella prettamente fisica e quella emozionale, in grado di attribuire a questa scrittura un significato che si proietta oltre le parole, arricchendole di nuovi significati rivolti a suggellarne ancor più il legame.
La mia idea di scrittura di viaggio
Intraprendere un viaggio significa rispondere a due esigenze:
- visitare un luogo fino a quel momento sconosciuto ma che ora ha risvegliato il nostro interesse;
- rispondere ad un bisogno di esperienze nuove che ci possano arricchire.
Cosa rende un viaggio speciale?
Noi con la nostra unicità.
Il tragitto da percorrere sarà uguale per ogni viaggiatore.
Ma ognuno di noi porta con sé la propria personalità e sarà proprio quella a plasmare la differenza:
- per come ci disporremo;
- per come affronteremo e percepiremo le difficoltà;
- per ciò che ognuno donerà e riceverà dal viaggio.
Noi rappresentiamo il mezzo di trasporto di un bagaglio sia fisico che emozionale,
che non sarà più lo stesso quando ritorneremo.
“Viaggiare deve comportare il sacrificio di un programma ordinario a favore del caso, la rinuncia del quotidiano per lo straordinario, deve essere una ristrutturazione assolutamente personale delle nostre convinzioni”.
Questa frase di Hermann Hesse6 riprende i pensieri espressi in precedenza, e li arricchisce con il concetto di “ristrutturazione assolutamente personale delle nostre convinzioni”.
Se parliamo di ristrutturazione allora dobbiamo essere disposti a spogliarci di ogni vincolo emotivo, lasciar andare il vecchio – che forse ci ha oppresso per troppo tempo – e far spazio a nuove esperienze.
Cosa meglio di un viaggio ci può aiutare in questo compito?
Dovremo partire disposti ad adeguare le nostre abitudini
alla diversa realtà che incontreremo.
Adeguare il nostro modo di vestire al luogo ed al clima che incontreremo, o abituarci ad un regime alimentare completamente nuovo per noi, saranno i primi bisogni ai quali adeguarsi.
Partendo da queste semplici esigenze quotidiane arriveremo a destrutturare il nostro pensiero predisponendoci ad una diversa percezione della realtà: condizione questa che porterà in noi nuova consapevolezza.
Non sono richieste particolari conoscenze:
solo profonda apertura nei confronti di ciò che incontreremo.
Mantenere il contatto con la realtà attraverso la scrittura ci consegnerà, alla fine, la mappa del nostro viaggio, non solo in termini geografici, ma soprattutto riguardo le emozioni che ci hanno accompagnato e si sono via via evolute assieme a noi.
Riguardando ciò che avremo scritto ci troveremo difronte al tragitto compiuto.
Prenderemo coscienza del cambiamento che avrà preso forma in noi e
capiremo che nessun viaggio sarà mai inutile
se lo guarderemo con gli occhi di chi porta sempre con sé la voglia di apprendere.
Ben venga se tutto questo possiamo raggiungerlo grazie alla scrittura!
Come fare?
Beh, io ho messo a punto un metodo, ma di questo ne parleremo in un altro contesto.
Nel frattempo, se sei curioso di sperimentarne qualche passaggio, o apprendere come procedere e poter trarre ogni vantaggio dalla scrittura di viaggio, contattami.
Faremo insieme i bagagli: non scordare carta e penna eh!
1 Pisistrato, politico ateniese, tiranno nel periodo dal 561 al 527 a.C. Anche quest’ultima versione dell’Odissea continuerà nella forma orale, e con successive variazioni, in Egitto, fino al III sec. d.C.
2 Rustichello da Pisa, scrittore italiano vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV sec. Durante la detenzione nelle carceri di Palazzo San Giorgio a Genova, Rustichello incontrò Marco Polo, il quale raccontò al compagno le memorie dei viaggi compiuti. Fu da questi racconti che prese vita il testo che lo rese famoso.
3 Antonio Pigafetta (Vicenza, 1492 ca. – Modone (GR), 1531 ca.), navigatore, geografo e scrittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. Ricordato per aver preso parte alla prima circumnavigazione del globo (1519-1522) ed averla portata a termine dopo la morte di Ferdinando Magellano. (Approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Pigafetta)
4 Approfondimenti: https://www.researchgate.net/publication/327882567_STUDI_ODEPORICI
5 Michel de Certeau (Chambéry, 17 maggio 1925 – Parigi, 9 gennaio 1986), gesuita, antropologo, linguista e storico francese, dedicò la propria opera a vari ambiti fra i quali la psicoanalisi, la filosofia e le scienze sociali. (https://www.wikiwand.com/it/Michel_de_Certeau)
Approfondimenti: https://www.academia.edu/16270052/ODEPORICA_2_0_La_scrittura_di_viaggio_e_i_new_media_Qualche_riflessione_a_margine
6 Hermann Hesse (Calw (D), 2 luglio 1877 – Montagnola (CH), 9 agosto 1962) è stato uno scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946.





