Schemi di pensiero. Cosa sono? Rappresentano un limite o una sicurezza? Meglio superarli o averli come amici?

Mag 15, 2022 | Scrittura e Coaching

Ogni giorno procediamo nella vita affiancati da una vasta gamma di eventi nei confronti dei quali siamo chiamati a reagire, a prendere decisioni.

È interessante cogliere come le persone si comportino nei modi più disparati nei confronti del medesimo avvenimento, oppure come ognuno di noi, a distanza di tempo, reagisca allo stesso evento in maniera diversa.

La risposta potrebbe apparire ovvia: un diverso atteggiamento è da attribuirsi alla molteplicità dei caratteri che differenziano le persone, oppure di un nostro mutato approccio nei confronti del medesimo avvenimento.

In realtà, mentre reagiamo con un’azione ad una particolare circostanza, stiamo mettendo in atto una riposta basata su uno schema mentale.

Ma analizziamo cosa sono e dove prendono vita questi schemi che possono guidarci o bloccarci.

Schemi mentali: definizione

Quando parliamo di schemi mentali ci riferiamo a veri e propri principi organizzativi dai quali attingiamo le informazioni, gli strumenti o le indicazioni fondamentali per muoverci dopo aver interpretato la realtà che ci circonda.

Per lo più si tratta di un complesso di informazioni organizzate, che dal periodo dell’infanzia – ove hanno avuto origine – perdurano e si completano durante il successivo arco di vita.

Il loro scopo è quello di fornire un’immagine dell’ambiente nel quale siamo immersi, al fine di prepararci la strada, sgomberare ogni intoppo emotivo o conoscitivo, così da permetterci lo scorrere di un’esistenza completa di emozioni, pensieri e, a volte, ricordi già “collaudati”.

È necessario però porre l’accento su un concetto:

“Nessuna cosa ci inganna più del nostro giudizio.”

Questa frase di Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise -F, 1549) dovrebbe farci riflettere proprio su ciò che sta alla base degli schemi mentali.

Abbiamo appreso che la loro formazione ha inizio durante l’infanzia, e, da quel momento in poi, il nostro cervello li utilizza rispondendo ad una sorta di bisogno di risparmio energetico.

Ossia, li adotta anziché impegnare energie cognitive per apprendere, testare o mettere a punto nuove strategie di pensiero in funzione della mutata realtà, o della nostra percezione della stessa.

Se da un lato si rivelano utili in quanto forniscono una modalità sicura per arrivare ad un risultato in maniera veloce, dall’altra presentano il conto da pagare per poter usufruire di questo metodo automatico che, a volte, potrebbe presentare soluzioni poco razionali o, come spesso accade, non del tutto sicure.

Come funzionano gli schemi mentali

Mentre agiamo definendo la nostra risposta, rispondiamo a percezioni – ricevute dall’ambiente esterno – che coinvolgono le nostre aree cerebrali, cosciente e subcosciente, le quali a loro volta elaborano una risposta.

Volendo sintetizzare questo vasto e delicato argomento, che richiederebbe approfondimenti sia in ambito scientifico che psicologico, diremo che:

  • la parte cosciente si occupa di prendere decisioni, elaborare strategie, cercare soluzioni;
  • la parte subcosciente è responsabile dell’immaginazione, la creatività, ma soprattutto della parte automatica del nostro cervello, che agirà su base involontaria.

È in questa parte automatica che ha sede quello che possiamo definire il nostro centro elaborazione dati, ossia quel computer biologico che agisce secondo programmi perfezionati al nostro interno, dei quali, spesso, neanche noi conosciamo il linguaggio di programmazione; ciò nonostante però ci lasciamo condurre nelle decisioni.

Per questo motivo, a volte, agiamo d’impulso difronte alcuni accadimenti, salvo poi interrogarci sulla causa della nostra reazione, se non arrivare a dirittura a chiederci perché abbiamo agito in quel modo.

La spiegazione potrebbe risiedere fatto che questi schemi di pensiero si comportano spesso come la versione precedente di un software di mappe stradali: ci conducono sì a destinazione, ma non sempre il percorso seguito è quello aggiornato.

Seguire o non seguire gli schemi mentali

Questo ragionamento pone l’accento su una triste realtà: seguire i nostri schemi mentali può rivelarsi un limite, se non addirittura una prigione, che ci confine nel passato o, peggio ancora, ostacola o blocca l’impulso che muove ogni nostra azione nella vita.

Dovremmo pertanto essere molto decisi quando intraprenderemo l’unica azione importante per noi: riconoscere gli schemi utili e quelli da lasciar andare.

Soffermiamoci su questi ultimi, altrimenti detti improduttivi, ossia poco funzionali, se non dannosi, poiché è proprio da quelli che sarà importante prendere le distanze.

In questa categoria rientra per esempio uno schema riconosciuto come ancorato al nostro passato infantile, quello abituato al tutto subito, che non accetta regole in quanto percepite come imposizioni, focalizzato ad ottenere un risultato in poco tempo e senza fatica.1

Altri schemi mentali invece, potrebbero rivelarsi produttivi o improduttivi in relazione alla vision personale di ognuno: se sono funzionali al suo raggiungimento o se risultano legati a passioni o valori per noi importanti ai quali non vogliamo rinunciare.

Come riconoscerli e riuscire ad affrontarli

Un atteggiamento utile a questo scopo arriverà da una attenta considerazione dell’ambiente che ci circonda: famiglia, lavoro, relazioni sociali.

Lavorare sugli schemi implica anche riprendere situazioni passate alla ricerca dell’origine di quel comportamento che, nel tempo, ha generato una consuetudine che ora percepiamo come limitante.

Da questo atteggiamento di apertura inizia un importante lavoro su noi stessi; è perciò fondamentale che ne prendiamo consapevolezza.

Dovremo analizzare nostri atteggiamenti passati, andare oltre ciò che

un tempo hanno significato e comprendere che non hanno più ragion d’essere.

La sfida consisterà nell’ammettere a noi stessi che molti schemi sono stati generati da nostre supposizioni, o credenze, valide nel momento in cui si verificava l’evento, e che traevano origine dalle conoscenze in nostro possesso in quel momento.

Non servirà colpevolizzarci.

Si rivelerà più utile comprendere che siamo persone diverse, che la vita e le esperienze ci hanno regalato strumenti nuovi e che pertanto siamo in grado di elaborare ragionamenti diversi da quelli che ci hanno guidato nel passato.

Ma attenzione: non stiamo buttando all’aria il nostro passato.

Ci è stato utile, ma lo abbiamo superato.

Gli schemi generati rispecchiavano nostre supposizioni basate su fatti il cui significato appariva evidente, o per lo meno cosi si presentava ai nostri occhi, alla nostra ragione del tempo.

Sarebbe un grave errore rimanere saldi su quelle posizioni che scopriremo, con una diversa disposizione mentale, non avere più un fondamento.

Più a fondo indagheremo, più scopriremo come tutto ciò rappresenti quella forza che ogni giorno muove ogni nostra azione.

Nessuno può risolvere i problemi per quelli il cui problema

è che non vogliono che si risolvano i problemi.

Questa frase di Richard Bach ci offre un’immagine tanto reale quanto spaventosa:

la scelta di affrontare i problemi, e la capacità di risolverli,

è racchiusa nella nostra volontà.

A volte il cervello ci suggerirà che dovremmo impiegare troppe energie per riuscire in questo intento.

Potremmo ascoltare questo inganno, cadere in questo tranello, ma dobbiamo essere consapevoli che non ci sarà concesso incolpare nessun altro se non noi dei nostri insuccessi.

Significa che riusciremo sempre ad avere la meglio in ogni situazione?

Forse no.

Ma non troverà spazio in noi il pensiero che, forse, se avessimo seguito ciò che sentivamo giusto, avremmo potuto cambiare il corso della nostra vita.  

Questa certezza possiamo applicarla e sperimentarla in ogni azione che riempie le nostre giornate.

Eseguire correttamente un lavoro, oppure un gesto atletico o regalare momenti di grande contenuto artistico, esprimersi al meglio interpretando un brano musicale o scrivere una storia seguendo la propria voce interiore.

Ogni nostro atto vitale richiede alla parte migliore di noi di entrare in gioco.

Sarà necessario far emergere la nostra personalità, permettere alle nostre facoltà mentali, fisiche ed emozionali di esprimersi al meglio, lasciando cadere blocchi o condizionamenti di ogni genere.

Nel rispetto dell’area di riferimento, potrebbe voler dire

  • assecondare un sogno,
  • lasciarsi travolgere nel racconto di un momento vissuto che ci è caro,
  • permettere ad una nostra peculiarità di crescere,

ma soprattutto, come abbiamo analizzato,

uscire dagli schemi.

Abbandonare modelli preconfezionati, osare disegnando nuove traiettorie di pensiero o modalità espressive, ci ricaricherà di una energia nuova e, molto spesso, più incisiva.

Perché sarà la nostra.

Se utilizzeremo la scrittura, per non perdere la strada, lasciando una traccia della nostra progressione di pensiero, le parole, poi, faranno il resto.

Definiranno chi siamo, plasmeranno la nostra identità assegnando

un ruolo al nostro io interiore mentre dialoga con la vita.

Dai pensieri nasceranno le emozioni, che la ragione distillerà

e sceglierà di offrire al mondo reale.

Come direttori d’orchestra, trasformeremo in armonia queste due voci.

“Se vuoi la magia, togliti l’armatura! La magia è molto più forte dell’acciaio!”2

La consapevolezza che tutto ciò può scaturire da un nostro gesto, e la soddisfazione che potremmo ricavare, dovrebbero bastare a dissipare ogni dubbio e consigliarci di intraprendere questa strada.

Sarò felice di aiutarti, se vorrai, nel percorrere questo sentiero permettendo alla scrittura di accompagnarti.

Lo tracceremo insieme, ma sarà solo tuo.


1 Approfondimenti: https://mircobosi.com/schemi-mentali-piu-adatti/

2 Richard Bach – Un ponte sull’eternità – Ed. BUR, 2017

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