Ghostwriting : Chi lo Usa e Perchè non è Barare

Mag 27, 2026 | Ghostwriting, Scrittura, Writers coach

ghostwriting chi lo usa e perchè non è barare

GHOSTWRITING – CHI LO USA E PERCHÈ NON È BARARE

C’è una parola, nel mondo della scrittura, avvolta ancora in un’ombra ingiustificata.

Ghostwriter.

Chi scrive nell’ombra, per qualcun altro. Chi presta la penna, ma lo fa in silenzio.

L’idea diffusa è che ci sia qualcosa di opaco, o addirittura incoerente, in questo accordo. Come se affidare a qualcuno la forma scritta di un proprio pensiero fosse un atto di impostura. Un inganno. Addirittura una dichiarazione implicita di incapacità.

Non è così. E per smontare questo equivoco basta guardare chi ha scelto il ghostwriting, e perché.

Andre Agassi non sapeva scrivere. Lo sapeva benissimo.

GHOSTWRITING – CHI LO USA E PERCHÈ NON È BARARE

Un esempio importante nel campo del ghostwriting è rappresentato da Open, autobiografia di Andre Agassi, uscito nel 2009. 

Il successo fu mondiale. Venne tradotto in decine di lingue e acclamato dalla critica come uno dei libri sportivi più onesti e letterariamente riusciti degli ultimi decenni. L’autore parla di vittorie e crolli, di un padre ossessivo, di anni in cui il giovane Agassi, pur continuando a vincere, odiava il tennis.

Il libro fu scritto da J.R. Moehringer, giornalista e scrittore, Premio Pulitzer.

Ma come? Un ghostwriter dovrebbe rimanere nell’ombra!

Agassi però decise di fare qualcosa di diverso. 

Non solo lo ammise, ma lo dichiarò pubblicamente, rendendo omaggio al lavoro di Moehringer. 

Un gesto raro, quasi unico nel suo genere, perché di norma questi accordi restano riservati, per scelta etica condivisa tra le parti. E non solo: in molti casi vengono firmati NDA tra autore e ghostwriter.

Ma quella trasparenza fece qualcosa di preciso: dimostrò che un uomo capace di dominare il tennis mondiale per vent’anni, uno dei più grandi atleti della storia, aveva scelto un ghostwriter semplicemente perché scrivere non era il suo mestiere. Non era una debolezza. Era lucidità professionale.

La distanza tra pensare e scrivere

GHOSTWRITING – CHI LO USA E PERCHÈ NON È BARARE

C’è un aspetto però che vale la pena evidenziare per fugare qualsiasi equivoco: 

pensare con chiarezza e scrivere con chiarezza non richiedono la stessa competenza.

Si possono costruire ragionamenti solidi, strutturare argomentazioni complesse, presentare analisi dettagliate e comunicare con efficacia in una riunione o davanti a una platea. 

Tutto questo non è però garanzia di riuscire a vincere sulla pagina bianca: quando dobbiamo trasferire qualcosa che abbiamo in testa, che traduca i nostri pensieri in parole scritte altrettanto convincenti. 

Non è colpa del pensiero che, in maniera del tutto inaspettata, diventa confuso. 

Ma perché la scrittura è una disciplina a sé, con le sue regole, i suoi ritmi, la sua tecnica.

Questo accade più spesso di quanto si ammetta.

Accade ai professionisti competenti che non hanno tempo.

Accade agli esperti che conoscono profondamente una materia ma faticano a trasferirla sulla pagina in modo accessibile.

Accade a chi ha una storia da raccontare – vera, importante, degna di essere letta – ma non possiede gli strumenti per raccontarla.

In tutti questi casi, ricorrere a un ghostwriter non è aggirare un ostacolo, né, tantomeno, significa mentire. 

È riconoscere quale sia il vero ostacolo, prendere atto della sua esistenza, e scegliere il modo più onesto per superarlo.

Chi usa il ghostwriting, e perché

GHOSTWRITING – CHI LO USA E PERCHÈ NON È BARARE

Il ghostwriting ha una storia lunga e discreta. Discorsi politici, memorie di imprenditori, saggi firmati da accademici, romanzi attribuiti a personaggi pubblici: la pratica è antica, diffusa, trasversale. Non è un segreto di cui vergognarsi: è un settore professionale riconosciuto, con le sue regole deontologiche e i suoi standard etici.

L’origine del termine “ghostwriter” viene fatta risalire all’anno 1921, negli Stati Uniti, quando l’agente sportivo Christy Walsh la coniò per definire la scrittura – affidata a giornalisti professionisti – di articoli e biografie di atleti famosi nel mondo del baseball.

Chi vi ricorre oggi appartiene a categorie molto diverse tra loro: professionisti che vogliono costruire una presenza autorevole attraverso la scrittura ma non possono dedicarle il tempo necessario; imprenditori che hanno una visione da comunicare e cercano qualcuno che la traduca in parole efficaci; persone che hanno vissuto esperienze significative e vogliono trasformarle in un libro, senza avere gli strumenti per farlo da soli.

Il denominatore comune non è l’incapacità. È una profonda e sincera consapevolezza: sapere cosa si vuole comunicare e riconoscere di aver bisogno di qualcuno che aiuti a farlo nel modo giusto.

Cosa significa, concretamente

GHOSTWRITING – CHI LO USA E PERCHÈ NON È BARARE

Il lavoro di ghostwriting non è una trascrizione meccanica. Non si tratta di prendere un testo grezzo, scritto magari nel flusso di coscienza, e riscriverlo.

Qualche volta, con alcuni autori – spesso per questione di tempo – piò capitare che preferiscano fornire un testo che mette solo per iscritto il pensiero così come si è presentato. 

Qualunque sia la modalità, il ghostwriting riguarda un processo di ascolto, interpretazione e costruzione, in cui la voce che emerge sulla pagina deve sempre rappresentare e riconoscersi in quella dell’autore, mai del ghostwriter.

Questo è il punto più delicato, e anche il più sottovalutato. 

Un buon ghostwriter non si sostituisce all’autore. Lo serve.

Entra nella sua storia, nel suo modo di ragionare, nel suo registro, nel suo ritmo, e lavora affinché tutto questo arrivi sulla pagina senza che la sua presenza si percepisca.

La riservatezza, in questo contesto, non è complicità in un inganno. 

È rispetto per un accordo professionale che tutela entrambe le parti e, in questo tipo di collaborazione, rappresenta la norma, non l’eccezione.

Hai qualcosa da comunicare – un’idea, una storia, un expertise che meriterebbe di diventare testo scritto – ma senti che tra ciò che hai in testa e ciò che riesci a mettere sulla pagina c’è una distanza che non riesci a colmare da solo?

Quella distanza ha un nome. E ha una soluzione. Non è una sconfitta.

Prova a chiederti: se Agassi ha scelto qualcuno con cui costruire il libro della sua vita, qualcuno di cui fidarsi, con cui lavorare a stretto contatto, cosa ti impedisce di fare lo stesso con il tuo progetto?

Se sei interessata/o a questo argomento e ti sei rivista/o nelle mie parole allora contattami, oppure scopri di più su chi sono e cosa faccio

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