COSA SUCCEDE QUANDO SMETTI DI FOTOGRAFARE ED INIZI A SCRIVERE
La macchina fotografica è sempre stata una compagna inseparabile dei miei viaggi. Ma non solo di quelli lunghi, programmati, di una vacanza. Anche di una semplice uscita in passeggiata, o di una giornata sugli sci.
Mi sono sempre dedicata, per passione, per piacere, a cogliere qualcosa in ciò che mi circonda. Qualcosa di insolito, di straordinario, di meraviglioso, che valesse la pena di fermare in uno scatto: imprigionare in un fotogramma ciò che colpiva la mia sensibilità, spingendomi a tenerlo come ricordo.
Trovo che questa abitudine sia qualcosa di straordinario, perché ci permette, a distanza di tempo, di rivivere la stessa emozione che abbiamo provato quando abbiamo colto quel particolare per la prima volta, e ci ha suggerito di trattenerlo con noi attraverso un’immagine.
Ma quante cose ci perdiamo, senza accorgercene, se ci fermiamo solo a una fotografia? Perché, a ben pensare, al di là della bella immagine che catturiamo, la fotografia non racconta, nel vero senso della parola, non cattura le emozioni che proviamo. O meglio: cattura il momento che è stato in grado di muovere un’emozione dentro di noi. Ma non l’emozione stessa.
Se ci pensiamo, però, non finisce lì. Certo, davanti a una bella fotografia spesso pensiamo – o diciamo – “quell’immagine parla da sé.” Vero. Ma quanto, in realtà, stiamo perdendo? Ci siamo mai fermati a riflettere su questo?
L’immagine che abbiamo fotografato ha mosso dentro di noi emozioni che ci appartengono.
Queste emozioni hanno generato pensieri e forse richiamato ricordi del nostro passato, di qualcosa che abbiamo vissuto e che ora ritorna alla memoria.
Tutto questo affiora nel momento in cui fermiamo un’immagine dentro una fotografia, ma poi, a distanza di tempo, riusciremo a ricordare ogni particolare? Saremo in grado di riprovare quell’emozione così profonda?
Di ritrovare gli stessi pensieri e provare le stesse emozioni?
La fotografia conserva l’immagine. Ma ciò che quella immagine ha mosso dentro di noi – i pensieri, i ricordi, le associazioni, le domande che ci siamo posti in quel momento – rischia di andare perduto. Sono parti di noi che potremmo ricordare, anche in maniera intensa, ma che poi finiamo per lasciar andare.
Ecco perché diventa importante scrivere.
C’è un momento preciso, nel passaggio dalla fotografia alla scrittura, in cui qualcosa si sposta. Non è solo un cambio di strumento. È un cambio di postura.
Smettiamo di guardare fuori e iniziamo a guardare dentro.
Quando fotografi, il gesto è rapido.
L’occhio inquadra, la mano scatta, il momento è catturato. L’attenzione è orientata verso l’esterno: cerchi la luce giusta, l’angolazione, il soggetto. È un atto di selezione visiva.
Qualcosa che ti dica “questa foto e mia”.
Quando scrivi, invece, il tempo si dilata. Sei costretto a fermarti, non solo con il corpo, ma con il pensiero. Cerchi di fare pulizia fra i pensieri che iniziamo ad affollarsi in testa, tutti con la stessa urgenza di uscire.
La prima decisione importante è tenere ciò che in quel momento ti serve, che senti utile, che hai ritrovato grazie proprio alla foto che hai scattato.
Stai andando più in profondità: ti stai disponendo a guardare dentro te stesso e scoprire cosa quell’immagine ha fatto riaffiorare.
Ti puoi soffermare sui particolari che hanno attirato la tua attenzione, che hanno caratterizzavano quel momento, ascoltare cosa si muove dentro, scoprire perché ti ha colpito tanto e vedere i pensieri che prendono forma davanti a te.
Ma per mettere in parole ciò che stai vivendo sai bene di doverlo prima attraversare.
Ma questa volta non vuoi scappare. Vuoi trovare la tua risposta.
E sai perché? Perché è stata generata da qualcosa di bello, che ti trasmette fiducia.
Allora inizi una sorta di dialogo con te stesso e come sempre, arrivano delle domande.
Cosa sto vedendo, esattamente?
Perché mi sento turbato?
Cosa mi ricorda?
Perché proprio adesso ritorna questa emozione?
La scrittura obbliga a uno sguardo più lento. E quello sguardo più lento restituisce dettagli che la fotografia non coglie: il rumore di fondo, l’odore dell’aria, la sensazione fisica di trovarsi in quel posto, la conversazione interiore che nasce in risposta a ciò che si ha davanti.
Sulla pagina c’è lo spazio per tutto questo. In un’immagine, no.
Ho sperimentato questa differenza per la prima volta a Varanasi, durante un viaggio in India. Vita e morte camminavano parallele sulla gradinata che scendeva al Gange. Avevo la macchina fotografica in mano, ma a un certo punto l’ho abbassata e ho aperto il taccuino. Quello che ho scritto in quei minuti – le emozioni, i pensieri, le domande che mi si affollavano – non avrei potuto fotografarlo. Non esiste un’inquadratura per quello.
Non serve essere scrittori per scrivere durante un viaggio. Non richiede uno stile, né una forma particolare.
Richiede solo la disponibilità a fermarsi un momento in più, e a trasferire sulla carta ciò che si sta vivendo.
Molte volte si tratta di sensazioni raccolte dall’esterno.
Spesso sono le emozioni che si sono presentate, in maniera inaspettata, a volte travolgendoci.
È così che le emozioni prendono forma. Scrivendole.
E quelle parole saranno tanto più preziose perché arriveranno da noi: non saranno parole di altri, non saranno frutto della lettura di una guida turistica.
Saranno parole vere, parole che valgono per noi, ma che potrebbero essere riconosciute e condivise anche da chi le leggerà.
Scrivere durante un viaggio non è solo una testimonianza personale.
È un atto identitario, qualcosa che ci definisce come persone e può diventare un modo per trasmettere un’emozione a chi ci sta accanto, o a chi un giorno incontrerà le nostre parole.
Hai mai provato a posare la macchina fotografica per un momento, e a scrivere invece di scattare?
Ti sei mai chiesto cosa rimarrebbe di un viaggio se, oltre alle immagini, conservassi anche le parole?
Se non l’hai ancora fatto — o se ci hai provato ma non sai da dove cominciare — forse è il momento giusto per scoprire cosa succede quando inizi a scrivere i tuoi viaggi.
Se sei interessata/o a questo argomento e ti sei rivista/o nelle mie parole allora contattami, oppure scopri di più su chi sono e cosa faccio.





